Bersani e il compagno N.
E’ innegabile che, nell’ultima fase del suo mandato, Giorgio Napolitano abbia assunto un ruolo tutt’altro che “notarile”, inducendo una evoluzione impensabile delle relazioni politiche e chiedendo una restaurazione delle corrette regole istituzionali che considera violate dalla procura palermitana. Il suo partito di origine, il Pd, ha naturalmente apprezzato, di queste novità, ciò che penalizzava la concorrenza, sia quella esterna del Pdl, di cui si certificava l’inabilità a esercitare la funzione di governo, sia quella interna al sistema di alleanze tradizionali del centrosinistra, rappresentata dall’ala giustizialista.
24 AGO 20

E’ innegabile che, nell’ultima fase del suo mandato, Giorgio Napolitano abbia assunto un ruolo tutt’altro che “notarile”, inducendo una evoluzione impensabile delle relazioni politiche e chiedendo una restaurazione delle corrette regole istituzionali che considera violate dalla procura palermitana. Il suo partito di origine, il Pd, ha naturalmente apprezzato, di queste novità, ciò che penalizzava la concorrenza, sia quella esterna del Pdl, di cui si certificava l’inabilità a esercitare la funzione di governo, sia quella interna al sistema di alleanze tradizionali del centrosinistra, rappresentata dall’ala giustizialista.
Tuttavia Pier Luigi Bersani esprime un certo imbarazzo per il condizionamento oggettivo che l’attivismo del Quirinale esercita sul ventaglio delle sue opzioni politiche, che rischia di restringersi drasticamente. Mentre sul piano delle scelte economiche l’insistenza del Quirinale per un impegno alla prosecuzione dell’agenda Monti, che non piace a una parte rilevante del Pd, può essere accolta formalmente ma “interpretata” in modo talmente creativo da risultare elusivo, sulla controversia con la magistratura politicizzata lo spazio di mediazione puramente verbale si fa sempre più ristretto. La rottura del campo giustizialista, il tramonto dell’ipotesi scalfariana di un’inclusione nel sistema di alleaze di Bersani del raggruppamento elitario di Libertà e giustizia (che si è schierato contro il Fondatore), richiede una scelta di campo che può essere lacerante. Bersani per ora si è limitato a bocciare perché “fuori tempo massimo” le iniziative legislative per la regolamentazione delle intercettazioni, smarcandosi così dal Quirinale, ma non può sperare di uscire dall’imbarazzo andando al voto senza assumere posizioni precise.